Benvenuto!

La Scuola di Yoga “Sùrya” nasce nel novembre del 2003 per iniziativa del suo fondatore Ottaviano Fuoco, studioso di cultura indiana ed insegnante di Yoga, come Associazione Sportivo Culturale US ACLI, riconosciuta dal CONI.
La scuola è un centro dove è possibile praticare lo HathaYoga e non solo, possiede una biblioteca ed una Sala da thè. Organizza seminari di Shodo e di Nada Yoga, incontri di studio, concerti, conferenze, approfondimenti sulle discipline orientali.
Visualizzazione post con etichetta meditazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta meditazione. Mostra tutti i post

martedì 18 novembre 2014

Quando l'allievo è pronto, il maestro appare

“Il Maestro non può essere tale se non è anche a sua volta allievo. Imparare è un'arte, insegnare è un'arte, ma imparare è cento volte superiore all'insegnare”.(BKS Iyengar)

Quando si decide di intraprendere un percorso vero in qualunque disciplina, il punto di inizio è quello di individuare il migliore Maestro o Guida, che possa essere punto di riferimento, faro nella notte, per percorrere senza errori e senza inciampi, il cammino che si intende seguire. 

martedì 4 novembre 2014

Ancora questa sofferenza

“Distaccati dalle creature sino a restarne nudo. Perché il demonio – dice il Papa San Gregorio – non ha niente di proprio in questo mondo e viene nudo alla contesa. Se vai vestito a lottare contro di lui, presto cadrai a terra: perché avrà dove afferrarti.”
                                         San Josemarìa Escivà

martedì 28 ottobre 2014

Senza Parole




Il vuoto è forma, forma è vuoto.


“Senza Parole”, questo è il nome che ho scelto quando qualche anno fa il mio Maestro di Calligrafia Giapponese, Norio Nagayama, mi chiese quale nome avrei voluto da calligrafa nell’arte dello Shodo. Così scelsi“Senza Parole”, sembrava perfetto nel mio intento, cioè quello di liberare, svuotare del senso comune che ogni calligrafo è chiamato a fare davanti al foglio di carta di riso, con il proprio pennello ed inchiostro, scrivere e dare forma alle parole.

martedì 7 ottobre 2014

Meditazione...cuore dello Yoga!





Quando tutti i pensieri convergono verso il punto dove la mente è fissa, ciò è chiamato Dhiana – Meditazione”. 


Così definisce il saggio Pataηjali negli Yoga –Sûtra la Meditazione, uno degli otto rami dello Yoga.


Ma cos’è la Meditazione?

mercoledì 5 settembre 2012

Il sè che fa se stesso da se stesso


Sono molto ricco ed ho una famiglia meravigliosa, ma per qualche ragione che non so spiegarmi, una decina di anni fa ho cominciato a sentirmi terribilmente solo. Allora ho cominciato a studiare prima una religione, poi un'altra, non sentendo ne gioia ne appagamento. Sono venuto in Giappone per approfondire lo zen e vorrei sapere che cosa ne pensa di questo mio senso di solitudine.”
Le è mai capitato di pensare che il senso di insoddisfazione o di vuoto possa essere dovuto al fatto di ricercare il valore, il fondamento, il riconoscimento della sua esistenza soltanto in cose fuori di lei, come la proprietà, il lavoro, gli affetti? Probabilmente il senso di vuoto che prova viene dal fatto di non aver trovato questo fondamento nella realtà del suo vero sé. In altre parole lei sente un vuoto nella vita perché ha sempre vissuto in rapporto agli altri o alle cose, e non ha mai vissuto il suo vero sé.” (Aprire la mano del pensiero – Kosho Uchiyama)
Martedì 11 settembre riapre la Scuola. La prima attività del nuovo anno sarà zazen (meditazione da seduti), allora il primo post di settembre è dedicato proprio alla meditazione.
Il dialogo iniziale è la conversazione tra un maestro zen e un discepolo. Avete mai provato quel senso di vuoto che il discepolo descrive? Vi siete rivisti nelle parole del maestro, indaffarati a colmare quel senso di vuoto con qualcosa proveniente dall'esterno?
Fare zazen significa vivere la realtà della vita, senza presumere che l'”io” sia determinato dal rapporto con altre persone o cose. Quando entriamo nel mondo dello zen, entriamo nel mondo della pratica dove viviamo la realtà della vita. Il mondo della pratica in effetti non è niente di speciale, ma probabilmente suona poco familiare.
Il significato dello zazen si basa sull'atto stesso dello zazen e dunque la questione di come praticare è fondamentale. Prima di tutto la stanza deve essere il più silenziosa e tranquilla possibile. Né troppo luminosa, né troppo buia, calda d'inverno e fresca d'estate, e principalmente pulitissima. In altre parole bisogna cercare di creare un ambiente quieto e tranquillo dove poter praticare regolarmente. In questo modo creiamo un'atmosfera che aiuta la pratica dello zazen.
Nella pratica sono fondamentali la postura e la respirazione. Per quanto riguarda la postura bisogna sedersi con le gambe incrociate e gli occhi chiusi. La mano destra va portata all’altezza dell’ombelico, aperta e con il palmo rivolto verso l’alto. La mano sinistra, nella stessa identica posizione, si appoggia sulla mano destra; i pollici si toccano.
È importante che la schiena sia dritta; quindi cominciare con il raddrizzare la parte inferiore della schiena, la zona lombare, poi il resto della schiena e il collo. Le orecchie e le spalle devono essere allineate in orizzontale. Le spalle e i gomiti sono rilassati, i gomiti leggermente discostati dal bacino.
A questo punto si comincia a respirare profondamente, con calma, concentrandosi solo sulla posizione del corpo e sul respiro.
Capirete facilmente cosa intendo dire se paragonate la postura dello zazen con la famosa statua di Rodin, Il Pensatore. L'uomo siede incurvato, con le spalle spinte in avanti e il petto incassato, come a voler inseguire le illusioni. Braccia e gambe sono piegate , collo e mani sono piegati e persino le dita dei piedi sono inarcuate. Quando il corpo è così ripiegato e contorto, il flusso sanguigno ed il respiro diventano congestionati; ci perdiamo nelle nostre fantasie e siamo incapaci di liberarcene. Per contro, quando sediamo in zazen, tutto è diritto: busto, schiena, collo e testa. Poiché l'addome poggia comodamente su due gambe saldamente piegate, il sangue circola liberamente verso l'addome e il respiro raggiunge facilmente il tanden. La congestione trova sollievo, l'eccitabilità diminuisce e non abbiamo più bisogno di correre dietro a fantasie e illusioni. Fare uno zazen corretto significa assumere la postura corretta e affidarle tutto.” (Aprire la mano del pensiero – Kosho Uchiyama)
A martedì...
Namastè

venerdì 17 febbraio 2012

Oggi quale maschera indosso?

Di fronte a qualunque difficoltà o nei momenti di sofferenza, tendiamo a dare la colpa agli altri o alle circostanze che sfuggono al nostro controllo. Risulta più facile proiettare la nostra negatività su qualcosa di esterno. Così crediamo che il modo di agire, parlare o pensare degli altri sia la causa di tutta la nostra rabbia o gelosia, di ogni emozione negativa. 


Questa è una visione distorta del mondo e di noi stessi. Dovremmo invece venire a patti con i problemi e le difficoltà e cercare di risolverli. Potremo così scoprire che molti dei nostri problemi, che riteniamo insormontabili, sono in realtà alla nostra portata.


La soluzione sarebbe smettere di dare agli altri la colpa dei nostri problemi e di nascondere i nostri errori dietro svariate maschere.


Il progresso consiste appunto nel lasciar cadere queste maschere, vedere come siamo realmente e affrontare la situazione. I casi della vita, si tratti della solita routine o di eventi drammatici, ci mostrano nella nostra vera luce. Sono queste le situazioni con cui dobbiamo confrontarci; è questo il nostro compito.


Se vogliamo isolare e identificare le cause della sofferenza, dobbiamo prima di tutto cercare di comprendere come percepiamo il mondo. A tal fine è utile ragionare in termini di corpo, parola, mente. Tutto ciò che di buono o cattivo c'è in noi ha origine nella mente ed il corpo e la parola sono come marionette mosse dalla mente. 


Idealmente il corpo dovrebbe obbedire alla mente con un'armonia che implica l'assenza della minima separazione. Se invece permettiamo al corpo di seguire i suoi istinti fondamentali potremmo facilmente rimanere invischiati in una esistenza sensuale e materialistica da cui difficilmente riusciremmo a liberarci. Dobbiamo allora imparare a gestire con giudizio la nostra esistenza, anziché tradurre ingenuamente ogni impulso e ogni opinione in parole o azioni. 


Il nostro principio guida deve essere la compassione. La compassione può essere definita come la convinzione che, visto che siamo degli esseri dalle ricche possibilità e potenzialmente illuminati, abbiamo moltissimo da offrire al mondo. Piantiamo nella mente questo seme e lasciamo che pervada e ispiri ogni nostra parola ed azione. Se vogliamo innalzare la qualità del nostro comportamento è proprio con la mente che dobbiamo fare i conti.


Finché la meschina mente egoistica non si arrenderà o non verrà trasformata, non ci sarà nessun reale progresso. La meditazione può procurarci lo spazio ed il tempo per fare un passo indietro rispetto al problema e vederlo più chiaramente. Vederlo cioè come in realtà è sempre stato.


Namastè

venerdì 13 gennaio 2012

Essenza della Vita

Il monaco Tannen disse: “L'insegnare soltanto il vuoto mentale non è una cosa convincente. Il non pensare significa pensare rettamente”. Queste sono parole interessanti.
Il nobile Senjo Sanemori aggiunse: “La Via consiste nella giusta respirazione, senza curarsi dei pensieri vani. Questo non significa non pensare, ma pensare rettamente, non fermandosi neppure per un istante su pensieri inutili. Questa Via è l'unica, ma sono pochi quelli che capiscono questa logica luminosa. Non è possibile raggiungere una tale purezza, se non dopo una costante disciplina”.
(Hagakure - Yamamoto Tsunetomo)

martedì 3 gennaio 2012

Uccidi, uccidi!

I più grandi maestri sono così dalla nascita, quindi sforzarsi non è sufficiente; ma se si tratta di metterci tutta l'anima e non curarsi della vita, a chi potremmo essere inferiori?” (Suzuki Shosan)
Quando riusciamo a trasformare l'attenzione in un abitudine stabile e solida diventa di per se meditazione. L'applicazione costante della massima attenzione senza lasciarsi turbare dalle cose, sviluppare un atteggiamento fiducioso che non è mai di sofferenza, di offesa, di preoccupazione o di tristezza è di per se meditazione.
Esistono numerosi metodi di pratica, ma in sostanza tutti si riconducono ad andare al di là del pensiero. La fonte della sofferenza è l'ego, il pensiero di sé. Capire questo significa ragionare. Se si capisce il motivo per cui si soffre, l'effetto del senso del dovere è di risvegliare lo sforzo di estinguere il pensiero di sé con mente genuina e coraggiosa.
Si tratta di agire con giustizia e praticare l'onestà. Per onestà si intende capire che tutti i fenomeni condizionanti sono illusione. Noi gente comune dobbiamo riconoscere che siamo dei malati molto gravi. Nella mente che fluttua c'è la malattia dell'illusione, ci sono le infermità dell'avidità e delle false comprensioni, della debolezza e dell'ingiustizia.
Quelli che raggiungono la Via conoscono il principio del vuoto originario, usano il principio e il dovere come fucina per temprare giorno e notte quella mente, eliminano i residui di impurità, la rendono una mente-spada pura e senza ostacoli, recidono alla radice i pensieri egoistici e ossessivi, vanno al di là di qualsiasi pensiero, vincono tutto e non sono turbati da niente, non nascono e non muoiono. Queste sono chiamate persone della Via(Suzuki Shosan)
Chiunque decide di intraprendere una Via non potrà avere successo se non ha fin dall'inizio una mente intrepida. Per superare le difficoltà occorre una mente stabile che non si lascia traviare dalle apparenze.
Sapendo ormai che l'origine della sofferenza è il sé, il pensiero di sé, l'ego, quando riusciremo a liberare la mente, supereremo una miriade di preoccupazioni, ci eleveremo al di sopra delle cose e saremo liberi. “Visto che è la mente che confonde la mente, non lasciarla entrare nella tua mente(Suzuki Shosan)
Quando riusciamo ad avere costantemente una mente meditativa la risolutezza permeerà il nostro essere, avremo una mente che non dipenderà dalle cose, sarà intrepida, incrollabile, impassibile, imperturbabile, tranquilla e immutabile, padrona di tutto.
Uccidi, uccidi! Se per un attimo smetti di uccidere,finirai all'inferno dritto come una freccia.
Ricordiamoci di uccidere in ogni momento il nostro ego!!
Namastè

giovedì 24 novembre 2011

Come "illuminarsi" in 15 giorni!

“Chi siamo?”, “Cosa è la vita?” “Dove andiamo?” “Da dove veniamo?” domande che spesso ci poniamo. A seconda della nostra cultura e delle nostre credenze ci diamo delle risposte più o meno esaustive. 
Potrebbero sembrare domande banali, ma se si cerca di entrare nel profondo rimaniamo tutti spiazzati, perché non riusciamo a darci delle risposte. 

Una risposta, però, può essere racchiusa nelle parole “questo preciso momento”.

Se ci chiedessero ora dove sei? Nel passato? Forse no! Nel futuro? Neppure! Sei nel presente? No, nemmeno nel presente, perché non c'è niente che possiamo identificare come presente, non ci sono confini che lo delimitano. Tutto ciò che possiamo rispondere è “sono questo preciso momento”.


Per arrivare a comprendere l'importanza di essere questo preciso momento il primo passo da compiere è imparare ad ascoltare ed imparare a prestare attenzione. Quando sediamo in meditazione la cosa più importante è l'attenzione alla totalità delle cose che accadono ora, in questo preciso momento, che sia noia, dolore, gioia. Il motivo perché nella meditazione e nella vita più in generale non vogliamo fare attenzione è perché non sempre ciò che accade è piacevole, “questo non mi piace e non voglio né vederlo e né sentirlo”.

Abbiamo una mente in grado di pensare e facciamo sogni sul futuro, sulle cose piacevoli che avremo e che faremo. Tutto ciò che accade nel presente lo passiamo a questo filtro “non mi piace, non voglio sentirlo, preferisco dimenticarlo e sognare quanto accadrà di bello”. La mente è in continuo lavoro nel tentativo di creare una vita piacevole, sicura e felice. Facendo così non vediamo il qui e ora, questo preciso momento, perché troppo impegnati a “filtrare” la vita. Ma ciò che accade è molto diverso da ciò che pensiamo.

Ciò che dobbiamo sviluppare nella meditazione è la capacità di stare intensamente nel qui e ora, dobbiamo essere capaci di dirci “questa volta non scappo!”. Durante la meditazione, momento per momento, siamo chiamati a decidere tra il mondo meraviglioso dentro la nostra testa e la realtà. Questa realtà è, spesso, stanchezza, noia e male alle gambe. Ciò che impariamo nello stare seduti con il disagio è di fondamentale importanza in quanto il dolore ci costringe a stare con lui, non possiamo scappare, non ci sono altri posti in cui andare.

La meditazione insegna a vivere con più agio, vivere con agio significa non passare la vita a sognare, ma stare con ciò che è qui e ora, qualunque cosa sia. Buono, cattivo, bello, brutto non fa differenza. Compito non facile. Esige coraggio, ci vuole molto fegato e forse non tutti sono disposti ad impegnarsi.
“Sedendoci”, non aspettiamoci di trovare la nostra nobiltà interiore, abbandoniamo anche per pochi minuti il vortice della mente e sediamo con quello che c'è. Sedendo vediamo cosa siamo, i nostri sforzi per fare bella figura, per primeggiare oppure vedremo la nostra rabbia, ansia, la nostra alterigia.

Se praticheremo duro per un certo periodo di tempo, un giorno avremo un piccolo barlume di luce, ma ciò non basta, perché una vita illuminata vuol dire “vedere” attimo dopo attimo, ci vorranno anni di lavoro per trasformarci e metterci in grado di farlo. La trasformazione, però, non avviene attraverso il pensiero, né con ciò che possiamo immaginare con la nostra testa , avviene attraverso ciò che facciamo, cioè abbandonando il mondo dei sogni egoistici per la realtà che davvero siamo.

Ma davvero c'è qualcuno che pensa scioccamente di diventare “illuminato” in 15 giorni?

Namastè

mercoledì 12 ottobre 2011

Un millimetro di differenza, e cielo e terra sono separati.

Cos'è un millimetro di differenza capace di separare cielo e terra? Cos'è la frattura della totalità della vita?
La vita, dal mattino alla sera, è una decisione continua. Nel momento in cui apriamo gli occhi già dobbiamo decidere se alzarci subito o concederci qualche altro minuto e così via una serie di decisioni fino alla sera. In ciò non c'è niente di strano, lo strano è che invece di vedere la vita come una serie di decisioni, la vediamo come una serie di problemi. Sicuramente la prima obiezione che si potrebbe sollevare è che dipende dalla gravità della decisione e dall'influenza che questa potrebbe scaturire nella nostra vita. Questo è vero, ma continuare a vedere le scelte importanti come se fossero dei problemi e non delle decisioni da prendere, determina che il fluire della vita si ingorghi e si produca il “millimetro di differenza tra cielo e terra”.
Ciò che davvero risolve i problemi è il modo in cui pensiamo nel nostro cuore (cuore non inteso a livello emotivo ma come 'nucleo delle cose'), il modo in cui vediamo la vita. Da qui nascono le decisioni. Tutti noi vorremmo una macchina che sputa decisioni, che fornisce problemi già risolti, ma tutto ciò non esiste e le decisioni vengono dal sapere sempre meglio ciò che siamo.
Più conosciamo chi siamo, più i problemi diventano “Io sono questo, perciò farò questo, o almeno sono disposto a farlo”. Potremmo fare scelte che agli occhi degli altri potrebbero risultare sbagliate, ma se questo è ciò che sento nel mio cuore, se questo è ciò che sono, allora i problemi sono finiti.
Quando qualcosa ci sembra insolubile significa che lo consideriamo un problema esterno, non lo percepiamo come noi stessi. Il modo per trasformare un problema in una decisione è sedere con il problema in meditazione. “Etichetto i pensieri e li lascio essere, siedo nella tensione, nella contrazione e respiro con esse”. Così sono più in contatto con chi io sono e la decisione si chiarisce da se. Se la confusione è totale, non significa che vi è un problema che debbo risolvere in qualche modo; significa semplicemente che non so chi sono in relazione al problema. In realtà non so chi sono. Più mi conosco, più semplifico la vita riconducendola ai suoi reali bisogni. Finché il desiderio egoistico costituisce la mia principale preoccupazione, le decisioni saranno sempre problemi.
Con una pratica di meditazione costante si chiarisce sempre meglio ciò che va fatto, si comprende chi siamo e quali sono le nostre reali necessità, si trasformano le decisioni in pure e semplici decisioni, e non in problemi strazianti, e si elimina “il millimetro di differenza che separa il cielo dalla terra”.
Namastè