Benvenuto!

La Scuola di Yoga “Sùrya” nasce nel novembre del 2003 per iniziativa del suo fondatore Ottaviano Fuoco, studioso di cultura indiana ed insegnante di Yoga, come Associazione Sportivo Culturale US ACLI, riconosciuta dal CONI.
La scuola è un centro dove è possibile praticare lo HathaYoga e non solo, possiede una biblioteca ed una Sala da thè. Organizza seminari di Shodo e di Nada Yoga, incontri di studio, concerti, conferenze, approfondimenti sulle discipline orientali.
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giovedì 2 aprile 2015

Maestro? ...no grazie!

A mio padre devo la vita, al mio maestro una vita che vale la pena essere vissuta. 
Alessandro Magno


Nelle culture orientali, insegnare o addirittura diventare un Maestro (la M è maiuscola non a caso) era un affar serio. Prima che il proprio Maestro desse la possibilità all'allievo di insegnare, oltre ad aver maturato una profonda esperienza proveniente da anni di pratica, doveva dare prova delle proprie capacità.

martedì 17 marzo 2015

Yoga Nidra



Il ritmo del corpo, la melodia della mente e l’armonia dell’anima creano la sinfonia della vita.(B.K.S. Iyengar)


Yoga Nidra è una potente tecnica dalla quale si impara a rilassarsi consciamente. E' un metodo sistematico per indurre un completo rilassamento fisico, mentale ed emozionale.

martedì 10 febbraio 2015

L'Invocazione a Patanjali


 "AUM e' il suono primordiale, una melodia sublime. Le tre sillabe A,U,M rappresentano l'intera gamma del suono e della creazione. Rappresentano il risveglio del sogno e dagli stati letargici della coscienza."
Gita Iyengar.

martedì 3 febbraio 2015

Ancora sulle nostre abitudini

Come i cinque Yama anche i Niyama non sono solo un oggetto di studio teorico e rappresentano molto di più del semplice comportamento.
Se paragonati agli Yama i Niyama sono più intimi e personali. Indicano l'atteggiamento che adottiamo nei confronti di noi stessi.

martedì 20 gennaio 2015

La pratica dello Yoga secondo natura


“Agli inizi il progresso è sempre ostacolato da difficoltà, finchè l’essere non è pronto, le porte interiori rimangono chiuse. Il cammino dello yoga è lungo, ogni palmo di terreno dev’essere conquistato vincendo una grande resistenza e le qualità necessarie sono una pazienza e una perseveranza invariabili ed un’incrollabile fede malgrado tutte le difficoltà, tutti i ritardi e gli apparenti insuccessi”.
Sri Aurobindo

mercoledì 14 gennaio 2015

I nostri atteggiamenti

Lo Yoga non è una ricetta per soffrire di meno, però può aiutarci a cambiare i nostri atteggiamenti in modo da avere meno fango su gli occhi e quindi più libertà.
Possiamo considerare l'intera pratica dello Yoga come un processo in cui esaminiamo i nostri atteggiamenti e i nostri comportamenti abituali, e le loro conseguenze. 

martedì 25 novembre 2014

In salute con lo Yoga


"Se stai bene di stomaco e di petto, se non sei tormentato dalla gotta, tutte le ricchezze del re non potrebbero aggiungere nulla alla tua felicità."
Quinto Orazio Flacco, Epistole, 20 a.e.c.


Nella vita di tutti i giorni siamo soliti considerare il nostro corpo come una macchina, a volte come un semplice mezzo di locomozione che ci porta da un luogo all'altro. La mente è il burattinaio che governa con fili invisibili. Ci curiamo poco del corpo in quanto tale, spesso ci limitiamo alla sua "manutenzione" essenziale, fornendo carburante, spesso scadente, e rimediando grossolanamente ad eventuali malanni.

martedì 21 ottobre 2014

La Città dei Gioielli...





Che cos'è il sigillo della raggiunta libertà? Non provare più vergogna davanti a sé stessi.
Friedrich Nietzsche







Viviamo in una società ossessionata dal potere!

Mettiamo le speranze di molti nelle mani di pochi, rimanendo in uno stato di impotenza mentre quelli in cui abbiamo investito sprecano le NOSTRE forze per combattersi l'un l'altro provocando stagnazione e guerre continue.

martedì 14 ottobre 2014

Gli ostacoli dello Yoga


L'ostacolo più grande che puoi trovare sulla tua Via è la tua mente! (EC)


Le potenzialità della mente di concentrarsi, di entrare in comunicazione continua con l'oggetto prescelto è uno stato naturale che la mente riesce a far sorgere in modo spontaneo. Ma anche per le cose naturali ci sono degli ostacoli.
Conoscere tali ostacoli è già una preparazione all'ottenimento della chiarezza mentale. 
Quali sono e come fare per superarli?

martedì 7 ottobre 2014

Meditazione...cuore dello Yoga!





Quando tutti i pensieri convergono verso il punto dove la mente è fissa, ciò è chiamato Dhiana – Meditazione”. 


Così definisce il saggio Pataηjali negli Yoga –Sûtra la Meditazione, uno degli otto rami dello Yoga.


Ma cos’è la Meditazione?

martedì 30 settembre 2014

Nuotando nelle Acque...



"Perdi la Mente e Torna ai Sensi!" - Fritz Perls-

La Funzione del SENTIRE nella nostra cultura è considerata una funzione inferiore. La passione, una forza di motivazione essenziale per la vitalità, viene soppressa.

Prive di passione e di piacere le nostre vite sfumano in una identità priva di senso, le nostre emozioni si perdono nella routine quotidiana del "comportamento previsto"

martedì 23 settembre 2014

Il respiro di fuoco





"Il Pranayama è l’anello di congiunzione tra il corpo e l’anima dell’uomo, è il mozzo della ruota dello Yoga"

B.K.S.Iyengar




Secondo gli Yoga Sutra di Patanjali il pranayama è il quarto stadio dello Yoga.
La parola pranayama è composta da due termini sanscriti prana e ayama. Ayama significa allungamento estensione, prana può essere definito come la forza vitale che scaturisce dentro di noi.

martedì 9 settembre 2014

Sfumature di Rosso







Muladhara - La Radice





Perdere la nostra connessione col corpo significa diventare privi di una patria spirituale. Senza un’ancora galleggiamo privi di scopo sbattuti dai venti e dalle onde della vita.

La sconnessione dal corpo sta diventando un’epidemia culturale. Di tutte le perdite che oggi disgregano l’animo umano, questa alienazione può essere la più allarmante, perché ci separa dalle più vere radici dell’esistenza.

martedì 2 settembre 2014

Da dove comincio?


"La vita si situa nel presente.
Il nostro rapporto col passato e con l'avvenire è di altra natura"
   Patanjali

Nel corso dei secoli alla parola Yoga sono state date diverse interpretazioni: “unire”, ”collegare”, "legare assieme i fili della mente". Altri significati sono stati “ottenere ciò che prima era inottenibile”, oppure “investire tutta l'attenzione all'attività di cui ci stiamo occupando”.

giovedì 27 ottobre 2011

Per i principianti... e non solo!

La maggior parte delle persone inizia a praticare lo yoga con molti pregiudizi: alcuni si aspettano una guarigione istantanea dei disturbi, altri pensano che anche le asana più semplici siamo comunque difficili da eseguire. Spesso si tratta di persone che hanno una muscolatura rigida e una postura scorretta. Perfino chi è in perfette condizioni fisiche può non avere la stabilità fisica e mentale richiesta per praticare la disciplina correttamente. Quindi un principiante deve praticare le asana inizialmente a un livello base, e poi allenarsi con regolarità finchè la consapevolezza non raggiunge tutti gli strati del suo corpo.
All'inizio eseguite le asana della sequenza finchè non vi sentite a vostro agio nella posizione. Non sforzatevi, iniziate ponendovi piccoli traguardi: per ristrutturare muscoli, ossa, tessuti, posture e organi interni ci vuole tempo. Nello yoga i gesti di base, come ruotare un piede verso l'esterno o intrecciare le dita, sono chiamati “movimenti”. I gesti più sottili, come sollevare la rotula e stringere l'inguine sono considerate “azioni”. I movimenti fanno raggiungere la posizione, le azioni la perfezionano. Innanzitutto bisogna capire i movimenti. Imparate come osservare invece di cosa osservare: cogliere l'essenza dell'asana è più importante che eseguire correttamente i movimenti. Ai principianti alcune istruzioni possono sembrare assurde, persino impossibili. Ma, gradualmente, si diventa consapevoli della complessità e della sottigliezza dei movimenti del corpo, e ogni gesto diventa sempre più semplice, quasi istintivo. In seguito comprendendo le azioni di un asana, riuscirete a stabilire un ritmo e una velocità per il vostro allenamento. Entrerete in contatto con parti di voi che ignoravate l'esistenza. Le asana collegano con il mondo interiore.
Abbandonare la coscienza acquisita e far fronte alla situazione presente non è facile finchè non si è riusciti a risvegliare la sensazione addormentata.
I praticanti possono evolvere, di volta in volta , impercettibilmente, e passare da una condizione che li vede come muri di cemento ad un corpo più morbido e permeabile. Il ki comincia a passare. Il dialogo diventa più facile. E' tuttavia inutile provare finchè i praticanti continuano a conservare il dualismo tradizionale tra anima e corpo, e credono che il movimento non possa riguardare che il fisico.
"YOGA" Conoscere e praticare lo yoga con un grande maestro - B.K.S. Iyengar - Mondadori
Di fronte alla scienza - Itsuo Tsuda - Luni Editrice
Namastè

venerdì 21 ottobre 2011

Chi crea i miei problemi?

 Gli Yoga Sùtra di Patanjali definiscono lo yoga come la capacità di dirigere la mente senza distrazioni e in modo continuo. Capire in che modo creiamo i nostri problemi è un primo passo per capire come liberarcene. Gli Yoga Sùtra definiscono Avidyà come “errata comprensione”, una falsa percezione o fraintendimento. Questa possiamo intenderla come come il risultato dell'accumulo delle nostre azioni inconsce, i giudizi e le azioni che abbiamo prodotto meccanicamente per anni. Per effetto di queste risposte inconsce la mente diventa sempre più dipendente dalle abitudini e finiamo con il considerare la nostra reazione di ieri come la norma di oggi.
Raramente abbiamo la sensazione che la nostra percezione sia sbagliata o oscurata. Infatti, una caratteristica di avidyà è quella di rimanere nascosta. Più facili da identificare sono le sue ramificazioni. La prima ramificazione è ciò che chiamiamo “io” (Io sono migliore, Io ho ragione) gli Yoga Sùtra chiamano questa ramificazione asmità. La seconda ramificazione è la continua richiesta di qualcosa, che viene chiamata ràga. Oggi vogliamo qualcosa solo perché ieri ci è piaciuta e non perchè ne abbiamo un effettivo bisogno. La terza ramificazione di avidyà è dvesa , questa si manifesta quando rifiutiamo qualcosa. Abbiamo avuto un'esperienza dolorosa perciò rifiutiamo situazioni, pensieri e persone che possano determinare la ripetizione di quell'esperienza. L'ultima ramificazione è abhinivesa, la paura. E' l'aspetto più nascosto di avidyà, si può trattare di insicurezza o di dubbi su noi stessi, della paura di un giudizio negativo, dalla paura di invecchiare.
Le quattro ramificazioni, una alla volta o tutte e quattro assieme, velano la nostra percezione. Di fronte a qualunque problema possiamo essere certi che avidyà ha concorso a crearlo. Lo Yoga diminuisce gli effetti di avidyà, affinché possa prodursi la vera comprensione. Quando percepiamo una cosa in modo corretto c'è pace dentro di noi, non c'è tensione, né conflitto, nè agitazione.
Lo Yoga aderisce all'idea che nel nostro profondo c'è qualcosa che a differenza di tutto il resto non è soggetto al cambiamento, il purusa ,che significa “ciò che vede correttamente”. Il potere dentro di noi ci fa percepire nel modo giusto e la pratica dello yoga favorisce l'instaurarsi di questa visione priva di ostacoli.
Come si arriva a percepire in maniera corretta?
Negli Yoga Sutra, Patanjali, ci consiglia tre strumenti: il primo è il tapas, è lo strumento che ci consente di mantenerci in salute e di purificarci interiormente, è l'assiduità nella pratica degli esercizi fisici e respiratori (Asana e Pranayama). Il secondo strumento è lo Svadhyaya, studio, indagine del se, che ci consente di conoscere noi stessi. La salute fisica non basta, dobbiamo sapere chi siamo e come rapportarci agli altri. Il terzo strumento è Isvarapranidhana , amore verso Dio o affidamento a Dio. Indica anche una qualità dell'azione, ogni cosa va fatta al meglio delle nostre possibilità. Non possiamo avere la sicurezza dei risultati delle nostre azioni, ma possiamo impegnarci al fine di fare al meglio ciò che dobbiamo fare.
Lo Yoga non è passività, anzi ci insegna a partecipare alla vita e per farlo bene dobbiamo lavorare su noi stessi.
Namasté

mercoledì 12 ottobre 2011

Un millimetro di differenza, e cielo e terra sono separati.

Cos'è un millimetro di differenza capace di separare cielo e terra? Cos'è la frattura della totalità della vita?
La vita, dal mattino alla sera, è una decisione continua. Nel momento in cui apriamo gli occhi già dobbiamo decidere se alzarci subito o concederci qualche altro minuto e così via una serie di decisioni fino alla sera. In ciò non c'è niente di strano, lo strano è che invece di vedere la vita come una serie di decisioni, la vediamo come una serie di problemi. Sicuramente la prima obiezione che si potrebbe sollevare è che dipende dalla gravità della decisione e dall'influenza che questa potrebbe scaturire nella nostra vita. Questo è vero, ma continuare a vedere le scelte importanti come se fossero dei problemi e non delle decisioni da prendere, determina che il fluire della vita si ingorghi e si produca il “millimetro di differenza tra cielo e terra”.
Ciò che davvero risolve i problemi è il modo in cui pensiamo nel nostro cuore (cuore non inteso a livello emotivo ma come 'nucleo delle cose'), il modo in cui vediamo la vita. Da qui nascono le decisioni. Tutti noi vorremmo una macchina che sputa decisioni, che fornisce problemi già risolti, ma tutto ciò non esiste e le decisioni vengono dal sapere sempre meglio ciò che siamo.
Più conosciamo chi siamo, più i problemi diventano “Io sono questo, perciò farò questo, o almeno sono disposto a farlo”. Potremmo fare scelte che agli occhi degli altri potrebbero risultare sbagliate, ma se questo è ciò che sento nel mio cuore, se questo è ciò che sono, allora i problemi sono finiti.
Quando qualcosa ci sembra insolubile significa che lo consideriamo un problema esterno, non lo percepiamo come noi stessi. Il modo per trasformare un problema in una decisione è sedere con il problema in meditazione. “Etichetto i pensieri e li lascio essere, siedo nella tensione, nella contrazione e respiro con esse”. Così sono più in contatto con chi io sono e la decisione si chiarisce da se. Se la confusione è totale, non significa che vi è un problema che debbo risolvere in qualche modo; significa semplicemente che non so chi sono in relazione al problema. In realtà non so chi sono. Più mi conosco, più semplifico la vita riconducendola ai suoi reali bisogni. Finché il desiderio egoistico costituisce la mia principale preoccupazione, le decisioni saranno sempre problemi.
Con una pratica di meditazione costante si chiarisce sempre meglio ciò che va fatto, si comprende chi siamo e quali sono le nostre reali necessità, si trasformano le decisioni in pure e semplici decisioni, e non in problemi strazianti, e si elimina “il millimetro di differenza che separa il cielo dalla terra”.
Namastè