Benvenuto!

La Scuola di Yoga “Sùrya” nasce nel novembre del 2003 per iniziativa del suo fondatore Ottaviano Fuoco, studioso di cultura indiana ed insegnante di Yoga, come Associazione Sportivo Culturale US ACLI, riconosciuta dal CONI.
La scuola è un centro dove è possibile praticare lo HathaYoga e non solo, possiede una biblioteca ed una Sala da thè. Organizza seminari di Shodo e di Nada Yoga, incontri di studio, concerti, conferenze, approfondimenti sulle discipline orientali.

giovedì 21 giugno 2012

Per quanto tempo?

Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita vorrei fare quello che sto facendo oggi? Ogni qual volta la risposta è no per troppi giorni di fila capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato” Steve Jobs
Un'arma molto potente che noi abbiamo al fine di allargare la nostra Consapevolezza è lo stato d'animo interiore della Disciplina. Molti associano erroneamente la disciplina ad un regime di forzatura interiore, ma la disciplina che intendiamo è un modo di essere ed agire fondato su tre elementi base:
  • decidere consapevolmente le proprie azioni;
  • agire senza aspettative;
  • accogliere in serenità qualsiasi risultato.
In generale facciamo esattamente il contrario: decidiamo le nostre azioni in conseguenza di qualche cosa, agiamo con ogni corta di aspettative nei riguardi di noi stessi e degli altri, e dato che il risultato delle nostre azioni è molto spesso differente da come ce lo aspettiamo, non lo accogliamo mai in serenità, ma con risentimento e rammarico.
La chiave della Disciplina ed il suo enorme valore aggiunto sta nella sua permanenza temporale, in quanto se non è mantenuta per tutto il tempo che gli occorre per radicarsi non è altro che un'illusione.
Decidere consapevolmente le proprie azioni significa valutare la situazione di vita nella quale ci troviamo e decidere di conseguenza; cioè a dire, decidere una direzione che punti dritta al nostro miglioramento delle condizioni di vita per il nostro benessere.
Agire senza aspettative significa compiere le nostre azioni senza condizionamenti. Una volta che si è decisa consapevolmente un'azione bisogna intraprenderla senza più considerare giudizi e supposizioni create dalla nostra mente ordinaria.
Accogliere in serenità qualsiasi risultato significa renderci conto che il risultato delle nostre azioni non rientra nel dominio delle decisioni dell'essere umano. La nostra libertà è nell'azione, i risultati sono di pertinenza di forze superiori. Ci sono sempre risultati che scaturiscono dalle nostre azioni, ma che cosa, quando, quanto e come non è nostro dominio e decisione.
Ma qual'è la differenza tra una azione disciplinata e una abitudine? La Consapevolezza!
Una abitudine trae origine da pensieri inconsapevoli e fuori controllo; l'azione disciplinata scaturisce da pensieri e decisioni consapevoli.
E' tuttavia indispensabile ricordare che la Disciplina è illusoria e non ci darà nessun risultato se non è mantenuta nel tempo. Per quanto tempo? Le sensazioni che essa libererà in noi ci diranno quando il tempo di una disciplina è compiuto.
Namastè

giovedì 24 maggio 2012

Pronto Soccorso


Giorno 17 maggio presso la Scuola si è svolto il Seminario sul Pronto Soccorso.
E' stato molto interessante imparare rimedi semplici, e non, da utilizzare in momenti di bisogno.
La domanda più importante che è emersa è stata “intervenire o no in caso di necessità?”. Ecco il processo decisionale che deve essere alla base dell'intervento: PERCEZIONE CHIARA, di se stessi degli altri e dell'ambiente, ESPERIENZA, PRONTEZZA e SEMPLICITA', SICUREZZA e CALMA, altrimenti...è meglio chiedere AIUTO!
E' stato molto interessante confrontare il nostro modo di pensare la salute con quello del dott. Noguchi, medico giapponese e del dott.Gan, medico indonesiano. Secondo questi medici il processo terapeutico deve saper risvegliare la forza vitale dell'individuo per dare un maggiore impulso ai processi di autoregolazione del corpo. Basti pensare al concetto di salute; per noi occidentali la salute è sinonimo di assenza di malattia mentre per Noguchi o Gan è la capacità dell'organismo di riprendersi velocemente dalla malattia.
E' stato anche divertente vedere come ci si è improvvisati soccorritori e soccorsi, tutti con la voglia di prestare le migliori cure del caso. Bisogna ammettere, però, che in alcuni casi le persone soccorse sono “morte”, questo per dimostrarci come, anche in casi di assoluta tranquillità, sia difficile intervenire. Prima di tutto, pertanto, è fondamentale essere consapevoli di quello che si sta facendo ed in caso contrario è meglio chiedere aiuto.
Ora qualche consiglio pratico: per alleviare i dolori muscolari dovuti a contratture o tensioni basta riscaldare del sale grosso in padella, quando diventa caldo riporlo in uno strofinaccio ed usarlo come tampone sulla parte dolorante. L'ananas è un buon antinfiammatorio, mentre lo zenzero è un tubero “miracoloso”, dai molteplici effetti e da consumare in tanti modi diversi: infusi, decotti, nel the, come base per il soffritto...provare per credere!
Namastè

venerdì 11 maggio 2012

Muscoli, Sudore e Presenza Mentale


Era un torrido pomeriggio di agosto, il termometro ormai stanco di segnare i quaranta gradi cercava invano un riparo all'ombra del sole. Il viaggio non era stato dei migliori. Il breve tempo concesso alla “siesta”, allietata dalla “musica” dei treni in transito, non era riuscita a far recuperare le energie sprecate la mattina nell'intento di costruire castelli di sabbia.
Quando i due arrivarono a destinazione si resero subito conto che quell'anno avrebbero dovuto sudare molto e la ragione non era certo il caldo. Erano presenti volti noti, conosciuti per la loro bravura, amici di sempre e persone mai viste, tutte accomunate dalla stessa passione.
Quello che di certo non mancavano erano gli sguardi scrutatori dei presenti, intenti a carpire i segreti degli altri concorrenti. In fondo, però, ognuno cercava di darsi simbolicamente una pacca sulla spalla per rafforzare la propria autostima.
Il pomeriggio trascorreva tranquillo tra acquisti e chiacchiere quando i due decisero di andare a controllare quello che l'indomani sarebbe diventato il campo di battaglia. Dopo qualche “tiro” sulle nuove vie rientrarono decidendo quale sarebbe stata la migliore strategia da adottare.
Con il calare della sera, complice probabilmente una doccia gelata ed una luna piena, quello che prima era un ambiente ostico ora si trasformava in un covo di amici intenti a divertirsi. Birra e salsiccia, questa era la cena. I più audaci si imbattevano in piatti di pasta dall'indubbia provenienza, ma dal sapore favoloso. C'era chi era preso da una musica assordante e c'era chi aveva le “palle piene” della stessa musica. I due erano tra coloro che avrebbero appiccato incendio alle casse da cui usciva la musica, così di soppiatto cominciarono a sabotare il mixer del dj.
La guerra fu persa...la musica continuò al massimo volume per tutta la notte!!!
Con il sole ormai alto, con un rapido caffè ed un cornetto di bassa qualità, le persone, con il tipico passo lento di chi la notte ha vissuto da leone, si erano radunate intorno all'imbonitore che dettava le regole della guerra. Il clima di festa della sera prima era sparito e di nuovo erano tornati gli sguardi della sfida. Molti sapevano che non avrebbero avuto nessuna possibilità di vittoria, ma nessuno voleva dimostrarlo, anzi la legge della strada imponeva di mostrarsi ancora più forte.
La gara ebbe inizio ed i due per riscaldarsi chiusero vie già conosciute, “Pinko Ponko” e “Red Hot”. Amici cominciarono a cadere sotto i colpi dello stress e della fatica, ma non c'era tempo per i feriti, gli avversari avanzavano a colpi di 7B e 7C. Occorreva giocare la carta: “O Zappatore”, 33 metri di pura adrenalina. Muscoli, sudore e presenza mentale erano gli unici ingredienti per poter arrivare in “catena”. Può sembrare “strano” ma essere a 33 metri di altezza, attaccati solo ad una corda, a strapiombo sul niente fa un certo effetto (bisogna avere nervi saldi e chiappe strette) ed ogni passo, ogni tacca, ogni metro in più sono un piccolo tassello alla conoscenza personale.
Ma la gara andava avanti ed i due riuscirono a mettere a segno diversi punti chiudendo un'altra serie di vie. Di nuovo però era tempo di giocare l'asso “Piscina con vista” un via di 30 metri con traverso laterale mai provato prima. I muscoli dolevano, ma i due sapevano che avrebbero dovuto osare...così fu!
Ore 18.30 fine dei giochi. Tutti i partecipanti alla gara stancamente tornavano al rifugio dove ad attenderli c'era una doccia gelata ed una birra altrettanto fredda, e tutti con gli animi ansiosi di conoscere l'esito della gara. Da li a qualche ora avrebbero saputo.
Di nuovo divenne notte e come per quelle strane alchimie la festa ricominciò. La gara era stata momentaneamente rimossa dalla testa, quest'ultima ormai sopraffatta da quella musica dal volume “infernale”.
Era il momento, i giudici, che come due azzeccagarbugli si erano appartati precedentemente su un tavolino per i conteggi e le dovute verifiche, gridavano al pubblico che ormai tutto era pronto per la proclamazione. “I vincitori sono...”.
I due non vinsero la gara, non si qualificarono nemmeno tra i primi tre, in fondo lo avevano sempre saputo di non avere nessuna chance, ma la passione per la montagna e per la roccia, la voglia di condividere con gli altri delle nuove esperienze avevano fatto di loro i veri vincitori!
Resoconto del meeting di arrampicata sportiva organizzato dall'associazione Vertical Climbing Laos svoltosi nei giorni 19-20 agosto presso le falesie di Orsomarso (CS)

lunedì 26 marzo 2012

Affascinare lo spirito

Aprendo la porta della Scuola ti pervade un assordante silenzio, una concentrata operosità, ognuno intento ed assorto nel proprio compito: c'è chi con pazienza e costanza sfrega la barretta d'inchiostro sulla pietra, chi ascolta con riverente attenzione i suggerimenti del Maestro, chi ancora sta scegliendo il proprio nome da calligrafo, da apporre sul foglio come firma alla fine di ogni lavoro e c'è chi trema dall'emozione, perchè da un momento all'altro scriverà il grande kanji finale! Momento intenso e liberatorio!
In poche parole è questo quello che si respira durante i seminari di SHODO, come nell'ultimo svoltosi il 18 e il 19 febbraio scorso presso la Scuola, tenuto come sempre da Norio Nagayama Sensei.
Il Maestro Nagayama si è dimostrato come sempre molto generoso, dando dimostrazione del suo talento incantando tutti letteralmente. Se, infatti, ci si ferma ad ammirare il Maestro all'opera, si nota che tutti i principi fondamentali dello Shodo hanno piena espressione: il ritmo, la continuità del gesto, il controllo della forza espressa al pennello sulla carta, tutto sembra spontaneo, vera rappresentazione dello spirito del calligrafo. E allora basta questo per "affascinare lo spirito" (significato di SHENYUN, parola con la quale i cinesi definiscono lo Shodo), ma ancora di più, è attraverso l'approfondimento di una metodologia rigorosa, ma praticata con la massima libertà, che si arricchisce la propria interiorità.
Nel rito fondamentale, lungo, ma nello stesso tempo semplice, di strofinare la barretta d'inchiostro sulla pietra, si inizia a fare "vuoto" dentro di sè, riversando poi tutta la propria energia nell'inchiostro che lentamente si va addensando, si passa poi alla tecnica dei tratti, prima orizzontali, poi verticali, l'entrata, l'uscita, ecc. Sul foglio bianco di carta di riso il pennello lascia tracce di inchiostro che si espandono lentamente, ogni tratto sembra disporsi casualmente.
Questo è ciò che rende quest'arte affascinante, il connubio tra una tecnica rigorosa e la massima libertà di espressione.
Così ogni seminario, accuratamente organizzato dalla nostra Scuola, ogni incontro di studio pratica fissato per i principianti e non, rappresentano un'occasione imperdibile di crescita e di ricerca interiore , attraverso un'arte che per il giapponesi rappresenta SOLO "la ricerca e la comprensione della vita tramite la pratica della calligrafia".
L'appuntamento per il prossimo seminario è per il 23 e 24 giugno presso la Scuola, ma per chi volesse avvicinarsi a questa nobile arte prima di questa data, è fissata, ogni ultimo martedi del mese una lezione gratuita di Shodo.
Namastè

Francesca Aiello