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La Scuola di Yoga “Sùrya” nasce nel novembre del 2003 per iniziativa del suo fondatore Ottaviano Fuoco, studioso di cultura indiana ed insegnante di Yoga, come Associazione Sportivo Culturale US ACLI, riconosciuta dal CONI.
La scuola è un centro dove è possibile praticare lo HathaYoga e non solo, possiede una biblioteca ed una Sala da thè. Organizza seminari di Shodo e di Nada Yoga, incontri di studio, concerti, conferenze, approfondimenti sulle discipline orientali.

martedì 18 settembre 2012

Il Massaggio


Secondo la cultura cinese gli esseri umani fanno parte di quell'armonia naturale presente tra il cielo e la terra e il corpo umano viene paragonato al paesaggio terrestre. Le vene possono essere considerate dei fiumi e il sangue è come l'acqua che vi scorre dentro.
Quando c'è un blocco all'interno del fiume si verifica un'inondazione, cioè si ha dell'acqua in eccesso che la riva non è più in grado di contenere.
Lo stesso accade nel nostro corpo: se soffriamo di un “blocco” causato da qualsiasi ragione, ci sentiamo a disagio, abbiamo dei dolori al collo, la schiena rigida, etc. Tutti sintomi molto comuni al giorno d'oggi per coloro che vivono in questo ambiente così competitivo. Ne soffrono soprattutto coloro che lavorano a lungo al computer e mantengono la stessa postura per molte ore.
Si suppone che le origini del massaggio possano risalire a 3000 anni prima di Cristo e in tutte le grandi civiltà appaiono indizi che ne indicano l’importanza. I primi riferimenti si trovano in manoscritti cinesi che risalgono al 2700 a. C. In questo periodo vissero i primi terapisti di cui c'è giunta notizia ed al terzo millennio a.C. risalgono le prime tecniche di cui si possiede una certa documentazione.
Durante il XX secolo, i grandi progressi compiuti dalla medicina convenzionale posero in secondo piano le terapie tradizionali che erano state praticate per secoli. Abbagliata dai risultati della scienza e della tecnologia, fino a qualche decade fa, la maggior parte della popolazione dei paesi cosiddetti sviluppati, conosceva a stento il valore terapeutico del contatto umano. Tuttavia, attualmente il massaggio sta vivendo un momento di rinascita grazie a un forte bisogno di ritorno ai valori “naturali”, come reazione alle condizioni di intenso stress imposti dalla moderna società.
Il massaggio migliora la circolazione, aumenta il flusso di sangue, che porta l’ossigeno ai tessuti del corpo. Ciò può aiutare l’eliminazione dei residui, accelerare la guarigione dopo eventi di disturbo ed aumentare il recupero della flessibilità.
In un ottica di benessere generale, anche presso la Scuola Sùrya è possibile prenotare un massaggio SHIATSU o INDIANO, trattamenti mirati al riequilibrio energetico. Essi amplificano il sistema circolatorio ed immunitario, migliorano la pressione sanguigna, la circolazione, il tono muscolare, la digestione ed il tono della pelle ed sono  utilissimi per neutralizzare lo stress.
Il massaggio, come abbiamo visto, può essere una terapia di base per svariati malanni, ma può anche essere complementare ad altre terapie; è indicato anche per contratture, distorsioni, stiramenti o slogature. E' comunque molto utile anche a chi gode di ottima salute.
Il massaggio è una fonte di incredibile benessere, di serenità e di rilassamento. Dopo un massaggio ben eseguito l’effetto benefico si fa sentire con una sensazione di leggerezza estremamente piacevole.
Ricordando un vecchio spot “provare per credere”!
Namastè

mercoledì 5 settembre 2012

Il sè che fa se stesso da se stesso


“Sono molto ricco ed ho una famiglia meravigliosa, ma per qualche ragione che non so spiegarmi, una decina di anni fa ho cominciato a sentirmi terribilmente solo. Allora ho cominciato a studiare prima una religione, poi un'altra, non sentendo ne gioia ne appagamento. Sono venuto in Giappone per approfondire lo zen e vorrei sapere che cosa ne pensa di questo mio senso di solitudine.”
“Le è mai capitato di pensare che il senso di insoddisfazione o di vuoto possa essere dovuto al fatto di ricercare il valore, il fondamento, il riconoscimento della sua esistenza soltanto in cose fuori di lei, come la proprietà, il lavoro, gli affetti? Probabilmente il senso di vuoto che prova viene dal fatto di non aver trovato questo fondamento nella realtà del suo vero sé. In altre parole lei sente un vuoto nella vita perché ha sempre vissuto in rapporto agli altri o alle cose, e non ha mai vissuto il suo vero sé.” (Aprire la mano del pensiero – Kosho Uchiyama)
Martedì 11 settembre riapre la Scuola. La prima attività del nuovo anno sarà zazen (meditazione da seduti), allora il primo post di settembre è dedicato proprio alla meditazione.
Il dialogo iniziale è la conversazione tra un maestro zen e un discepolo. Avete mai provato quel senso di vuoto che il discepolo descrive? Vi siete rivisti nelle parole del maestro, indaffarati a colmare quel senso di vuoto con qualcosa proveniente dall'esterno?
Fare zazen significa vivere la realtà della vita, senza presumere che l'”io” sia determinato dal rapporto con altre persone o cose. Quando entriamo nel mondo dello zen, entriamo nel mondo della pratica dove viviamo la realtà della vita. Il mondo della pratica in effetti non è niente di speciale, ma probabilmente suona poco familiare.
Il significato dello zazen si basa sull'atto stesso dello zazen e dunque la questione di come praticare è fondamentale. Prima di tutto la stanza deve essere il più silenziosa e tranquilla possibile. Né troppo luminosa, né troppo buia, calda d'inverno e fresca d'estate, e principalmente pulitissima. In altre parole bisogna cercare di creare un ambiente quieto e tranquillo dove poter praticare regolarmente. In questo modo creiamo un'atmosfera che aiuta la pratica dello zazen.
Nella pratica sono fondamentali la postura e la respirazione. Per quanto riguarda la postura bisogna sedersi con le gambe incrociate e gli occhi chiusi. La mano destra va portata all’altezza dell’ombelico, aperta e con il palmo rivolto verso l’alto. La mano sinistra, nella stessa identica posizione, si appoggia sulla mano destra; i pollici si toccano.
È importante che la schiena sia dritta; quindi cominciare con il raddrizzare la parte inferiore della schiena, la zona lombare, poi il resto della schiena e il collo. Le orecchie e le spalle devono essere allineate in orizzontale. Le spalle e i gomiti sono rilassati, i gomiti leggermente discostati dal bacino.
A questo punto si comincia a respirare profondamente, con calma, concentrandosi solo sulla posizione del corpo e sul respiro.
“Capirete facilmente cosa intendo dire se paragonate la postura dello zazen con la famosa statua di Rodin, Il Pensatore. L'uomo siede incurvato, con le spalle spinte in avanti e il petto incassato, come a voler inseguire le illusioni. Braccia e gambe sono piegate , collo e mani sono piegati e persino le dita dei piedi sono inarcuate. Quando il corpo è così ripiegato e contorto, il flusso sanguigno ed il respiro diventano congestionati; ci perdiamo nelle nostre fantasie e siamo incapaci di liberarcene. Per contro, quando sediamo in zazen, tutto è diritto: busto, schiena, collo e testa. Poiché l'addome poggia comodamente su due gambe saldamente piegate, il sangue circola liberamente verso l'addome e il respiro raggiunge facilmente il tanden. La congestione trova sollievo, l'eccitabilità diminuisce e non abbiamo più bisogno di correre dietro a fantasie e illusioni. Fare uno zazen corretto significa assumere la postura corretta e affidarle tutto.” (Aprire la mano del pensiero – Kosho Uchiyama)
A martedì...
Namastè

giovedì 21 giugno 2012

Per quanto tempo?

“Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita vorrei fare quello che sto facendo oggi? Ogni qual volta la risposta è no per troppi giorni di fila capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato” Steve Jobs
Un'arma molto potente che noi abbiamo al fine di allargare la nostra Consapevolezza è lo stato d'animo interiore della Disciplina. Molti associano erroneamente la disciplina ad un regime di forzatura interiore, ma la disciplina che intendiamo è un modo di essere ed agire fondato su tre elementi base:
  • decidere consapevolmente le proprie azioni;
  • agire senza aspettative;
  • accogliere in serenità qualsiasi risultato.
In generale facciamo esattamente il contrario: decidiamo le nostre azioni in conseguenza di qualche cosa, agiamo con ogni corta di aspettative nei riguardi di noi stessi e degli altri, e dato che il risultato delle nostre azioni è molto spesso differente da come ce lo aspettiamo, non lo accogliamo mai in serenità, ma con risentimento e rammarico.
La chiave della Disciplina ed il suo enorme valore aggiunto sta nella sua permanenza temporale, in quanto se non è mantenuta per tutto il tempo che gli occorre per radicarsi non è altro che un'illusione.
Decidere consapevolmente le proprie azioni significa valutare la situazione di vita nella quale ci troviamo e decidere di conseguenza; cioè a dire, decidere una direzione che punti dritta al nostro miglioramento delle condizioni di vita per il nostro benessere.
Agire senza aspettative significa compiere le nostre azioni senza condizionamenti. Una volta che si è decisa consapevolmente un'azione bisogna intraprenderla senza più considerare giudizi e supposizioni create dalla nostra mente ordinaria.
Accogliere in serenità qualsiasi risultato significa renderci conto che il risultato delle nostre azioni non rientra nel dominio delle decisioni dell'essere umano. La nostra libertà è nell'azione, i risultati sono di pertinenza di forze superiori. Ci sono sempre risultati che scaturiscono dalle nostre azioni, ma che cosa, quando, quanto e come non è nostro dominio e decisione.
Ma qual'è la differenza tra una azione disciplinata e una abitudine? La Consapevolezza!
Una abitudine trae origine da pensieri inconsapevoli e fuori controllo; l'azione disciplinata scaturisce da pensieri e decisioni consapevoli.
E' tuttavia indispensabile ricordare che la Disciplina è illusoria e non ci darà nessun risultato se non è mantenuta nel tempo. Per quanto tempo? Le sensazioni che essa libererà in noi ci diranno quando il tempo di una disciplina è compiuto.
Namastè

giovedì 24 maggio 2012

Pronto Soccorso


Giorno 17 maggio presso la Scuola si è svolto il Seminario sul Pronto Soccorso.
E' stato molto interessante imparare rimedi semplici, e non, da utilizzare in momenti di bisogno.
La domanda più importante che è emersa è stata “intervenire o no in caso di necessità?”. Ecco il processo decisionale che deve essere alla base dell'intervento: PERCEZIONE CHIARA, di se stessi degli altri e dell'ambiente, ESPERIENZA, PRONTEZZA e SEMPLICITA', SICUREZZA e CALMA, altrimenti...è meglio chiedere AIUTO!
E' stato molto interessante confrontare il nostro modo di pensare la salute con quello del dott. Noguchi, medico giapponese e del dott.Gan, medico indonesiano. Secondo questi medici il processo terapeutico deve saper risvegliare la forza vitale dell'individuo per dare un maggiore impulso ai processi di autoregolazione del corpo. Basti pensare al concetto di salute; per noi occidentali la salute è sinonimo di assenza di malattia mentre per Noguchi o Gan è la capacità dell'organismo di riprendersi velocemente dalla malattia.
E' stato anche divertente vedere come ci si è improvvisati soccorritori e soccorsi, tutti con la voglia di prestare le migliori cure del caso. Bisogna ammettere, però, che in alcuni casi le persone soccorse sono “morte”, questo per dimostrarci come, anche in casi di assoluta tranquillità, sia difficile intervenire. Prima di tutto, pertanto, è fondamentale essere consapevoli di quello che si sta facendo ed in caso contrario è meglio chiedere aiuto.
Ora qualche consiglio pratico: per alleviare i dolori muscolari dovuti a contratture o tensioni basta riscaldare del sale grosso in padella, quando diventa caldo riporlo in uno strofinaccio ed usarlo come tampone sulla parte dolorante. L'ananas è un buon antinfiammatorio, mentre lo zenzero è un tubero “miracoloso”, dai molteplici effetti e da consumare in tanti modi diversi: infusi, decotti, nel the, come base per il soffritto...provare per credere!
Namastè